La psicoterapia. Un lavoro a quattro mani

Psicoterapia

La psicoterapia. Un lavoro a quattro mani

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La psicoterapia è un trattamento che richiede un grosso sforzo di collaborazione da parte del paziente. Anche per questo motivo, forse, non è un metodo di cura che si confà a tutte le persone. In molto casi, infatti, l’aspettativa è che il terapeuta trovi una soluzione ai problemi e alla sofferenza che affliggono la persona.

In realtà, la psicoterapia è un vero e proprio lavoro a quattro mani, fondato sull’alleanza che viene a crearsi tra paziente e analista. L’alleanza terapeutica è il presupposto fondamentale su cui si basa il trattamento psicoanalitico. Il nucleo centrale di questo concetto prevede che il paziente e l’analista lavorino insieme, in un clima di reciproca fiducia, per aiutare il paziente a superare le proprie difficoltà interiori. Di fatto, l’alleanza terapeutica è il motore della cura psicoanalitica.

In sostanza, si tratta di un reciproco accordo che si instaura tra paziente e analista riguardo agli obiettivi del cambiamento terapeutico, ai compiti necessari per raggiungere tali obiettivi ed allo stabilirsi di un legame volto a mantenere una collaborazione attiva tra paziente e analista, basata sulla fiducia e l’accettazione reciproca.

Il paziente collabora al trattamento con impegno, anche se questo non comporta necessariamente piacere e gratificazione. Affrontare i propri problemi interiori, infatti, significa entrare in più stretto contatto con elementi emotivi dolorosi e provare a riorganizzare il proprio adattamento in un modo più sano. Tuttavia, il nuovo adattamento che il lavoro psicoanalitico suggerisce può essere per il paziente fonte di angoscia. Possono emergere delle resistenze, che portano il paziente a rimanere aggrappato al modo di essere e alle soluzioni che in precedenza hanno procurato un vantaggio. Infatti egli tende (in modo più o meno consapevole) a recuperare in modo perentorio una soluzione che nel passato gli ha dato sicurezza, anche se tale soluzione non è stata fonte di benessere. L’alleanza terapeutica consente al paziente di compiere il lavoro analitico nonostante le proprie resistenze interne.

Un fattore importante a sostegno dell’alleanza terapeutica da parte del paziente è il suo desiderio di star meglio e liberarsi dai sintomi che lo fanno soffrire. Tuttavia, questo non basta. Il paziente deve tollerare una certa quantità di frustrazione poiché deve convivere con tali sintomi durante il trattamento. Inoltre, l’alleanza terapeutica è possibile se il paziente è in grado di provare fiducia nei confronti dell’analista e di sviluppare sentimenti positivi nei suoi confronti. Questo sentimento di fiducia trae origine dalle esperienze di sicurezza compiute dal bambino nei primi mesi di vita. L’assenza di tale esperienze può spiegare la mancanza di una solida alleanza terapeutica riscontrabile con i pazienti psicotici o con strutture di personalità particolarmente fragili.

L’analista, da parte sua, contribuisce alla costituzione dell’alleanza terapeutica con l’empatia e con la disposizione ad accettare il paziente senza giudizio. Inoltre, è di particolare importanza l’impegno a comprendere le resistenze e a darne spiegazione al paziente, per far sì che possano essere superate e non ostacolino il lavoro analitico.

Di fatto, il contributo più importante dell’analista all’alleanza terapeutica è dato dal modo in cui si comporta di fronte al paziente, dall’interesse, dallo sforzo e dal suo riserbo. Allo stesso tempo l’atmosfera analitica, umana, calda e tollerante, è anch’essa decisiva.


D.ssa Maria Rita Milesi - Psicologa e Psicoterapeuta Bergamo
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