Quando si parla di aggressività, il pensiero va spesso a qualcosa di negativo: conflitti, violenza, distruttività o perdita di controllo.
Per questo motivo molte persone imparano molto presto che essere una "brava persona" significa non essere aggressive, non opporsi, non deludere gli altri e non creare problemi.
Eppure, dal punto di vista psicologico, l'aggressività non coincide con la violenza. È una componente fondamentale della vita psichica e dello sviluppo della personalità.
Donald W. Winnicott lo esprime in modo particolarmente chiaro:
«I guai del mondo non sono dovuti all'aggressività dell'umanità in generale, bensì all'aggressività rimossa nel singolo individuo; ne consegue che il rimedio non consiste nell'educare i bambini a gestire e a controllare l'aggressività, ma piuttosto nel provvedere affinché il maggior numero possibile di bambini abbia condizioni di vita (di ambiente emozionale) tanto stabili e attendibili che essi, ciascuno di essi, possano arrivare a conoscere e a tollerare come parte di sé la propria aggressività (l'amore vorace dei primi tempi, la distruttività, la capacità di odiare ecc.).»
(D. W. Winnicott, Lettere, Raffaello Cortina Editore, 1988)
Questa riflessione introduce un punto essenziale: il problema non è l'aggressività in sé, ma l'aggressività repressa o non riconosciuta.
In psicologia l'aggressività è una forza che accompagna lo sviluppo fin dai primi momenti della vita. È presente quando il bambino esplora il mondo, afferma un bisogno, si oppone a un limite o cerca di differenziarsi dalle figure di riferimento.
Senza una quota di aggressività non sarebbe possibile costruire autonomia, identità e capacità di scelta.
Anche nell'età adulta l'aggressività è coinvolta ogni volta che:
In questa prospettiva, l'aggressività non rappresenta un difetto da correggere, ma una funzione necessaria alla vita psichica.
Non tutte le persone crescono in contesti che consentono di riconoscere e tollerare la propria aggressività.
In alcuni ambienti familiari, esprimere opposizione, disaccordo o ostilità può essere vissuto come qualcosa di pericoloso, sbagliato o fonte di perdita dell'amore dell'altro.
Per adattarsi, il bambino può imparare a prendere le distanze dalla propria aggressività e a non riconoscerla come parte di sé. Tuttavia, ciò che viene escluso dalla consapevolezza non scompare.
L'aggressività repressa continua a esercitare la propria influenza, spesso attraverso modalità indirette e poco evidenti.
Una delle modalità attraverso cui l'aggressività non riconosciuta può manifestarsi è la compiacenza eccessiva.
La persona tende a:
All'esterno può apparire disponibile, accomodante e collaborativa. Internamente, però, può accumularsi una crescente sensazione di frustrazione, stanchezza o insoddisfazione.
Nella pratica clinica non è raro osservare come alcune persone che si definiscono "troppo buone" fatichino in realtà a riconoscere la propria aggressività e a utilizzarla in modo costruttivo.
Quando l'aggressività non trova uno spazio nella consapevolezza, può manifestarsi in forme diverse.
Tra le più frequenti troviamo:
In alcuni casi possono comparire anche stati d'ansia o forme di disagio emotivo che meritano di essere comprese all'interno della storia personale della persona.
Il problema non è la presenza dell'aggressività, ma la sua mancata integrazione nella vita psichica.
Secondo Winnicott, uno sviluppo emotivo sufficientemente sano non dipende dalla repressione delle emozioni e degli impulsi difficili, dipende piuttosto dalla possibilità di viverli all'interno di un ambiente stabile, affidabile e capace di contenerli.
Un ambiente "sufficientemente buono" consente al bambino di sperimentare aspetti diversi della propria esperienza, inclusa l'aggressività, senza sentirsi rifiutato o abbandonato per ciò che prova.
È attraverso questa esperienza che diventa possibile integrare parti differenti di sé e sviluppare una maggiore continuità interna.
Molte persone costruiscono la propria identità sull'essere corrette, disponibili e accomodanti.
La maturità psicologica, però, non coincide con l'assenza di aggressività.
Coincide con la capacità di riconoscere e tollerare anche gli aspetti meno piacevoli della propria esperienza interna.
Significa poter riconoscere:
Non per agire impulsivamente, ma per assumersi la responsabilità della propria esperienza psichica.
Solo ciò che possiamo riconoscere può essere pensato, elaborato e trasformato.
Nel lavoro psicoterapeutico uno degli aspetti centrali non consiste nell'eliminare l'aggressività, ma nel renderla pensabile.
Quando una persona riesce a riconoscere come propria una parte dell'esperienza che per anni è stata negata, temuta o dissociata, cambia profondamente il modo in cui si relaziona a sé stessa e agli altri.
L'obiettivo non è diventare più aggressivi, ma diventare più consapevoli.
Perché l'aggressività riconosciuta può diventare una risorsa per costruire confini, autonomia e autenticità nelle relazioni.
L'aggressività che non conosciamo, invece, tende spesso a esprimersi in modi che sfuggono alla nostra consapevolezza.